Come per tutti gli interventi chirurgici, anche nel caso di interventi di implantologia osteointegrata,  è necessario considerare alcuni rischi.

Essi riguardano direttamente in primo luogo l’esecuzione stessa dell’intervento:

  • l’impiego di anestetico locale, con vasocostrittore o senza, a cui soggetti ipersensibili possono risultare allergici, (ove vi siano patologie renali, cardiache, endocrine o stato di gravidanza);
  • una bassa probabilità di insuccesso dell’osteointegrazione per cause non prevedibili; la necessità di più interventi nella stessa zona;
  • la possibilità intraoperatoria di ricorrere all’inserimento di membrane riassorbibili o non riassorbibili a seconda delle necessità terapeutiche individuali, o all’utilizzo di osso sintetico  nell’evenienza che il sito implantare non offra garanzie di solidità sufficiente del supporto osseo; alla lunghezza del periodo che intercorre tra inizio e fine terapia.

 

Dopo l’intervento di implantologia osteointegrata altri rischi possono concernere l’insorgenza di dolore, infezione, infiammazione od emorragia facilmente controllabili. L’impianto può non integrarsi e dare luogo a infezione nei primi mesi. Raramente si possono ledere strutture quali il nervo alveolare inferiore (che può provocare alterazione della sensibilità temporanea o permanente del labbro inferiore) o il seno mascellare (che può provocare sinusiti acute o croniche od infezioni acute).

 

Attualmente le tecniche in nostro possesso per l’implantologia osteointegrata ci garantiscono una percentuale di osteointegrazione di circa il ’95-96%. Nel 4-5% dei casi non avviene l’osteointegrazione per motivi che non sono ancora perfettamente noti, ma che non sono ascrivibili all’operatore. Non si tratta comunque mai di rigetto data l’elevata biocompatibilità dei materiali impiegati.

La mancata osteointegrazione può manifestarsi tanto al momento della “riapertura” dell’impianto quanto dopo un lasso di tempo variabile dal momento del caricamento protesico. Se questo evento (mancata osteointegrazione) si verifica è necessario rimuovere l’impianto ed è quasi sempre possibile sostituirlo con uno di diametro superiore. Sarà cura del chirurgo effettuare tutti gli accertamenti radiografici necessari per evitare che queste complicanze si verifichino.

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Direttore Clinico Dott. O. Ciarcià Chirurgo e Odontoiatra

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