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Quando si effettua un trattamento conservativo degli elementi dentali, come per ogni intervento odontoiatrico vi sono benefici, rischi e controindicazioni.

Continuando a seguire la nostra filosofia che sfrutta il web per INFORMARE i pazienti in modo completo ancor prima di arrivare in clinica per una visita, vogliamo darvi un quadro completo di ciò che un trattamento conservativo può comportare.

Benefici del trattamento conservativo

Ovviamente la conservazione del dente e l’eliminazione di infezioni, infiammazioni e dolore derivanti dalla patologia dentale precedentemente riscontrata.

Rischi del trattamento conservativo

I rischi legati a questo intervento sono spesso relativi a:

  • l’impiego inevitabile di anestetico locale, con vasocostrittore o senza, a cui alcuni soggetti possono risultare particolarmente sensibili per allergie, patologie renali, cardiache, endocrine o stato di gravidanza;
  • la possibilità di traumi sulle mucose a causa degli strumenti manuali o meccanici;
  • l’eventualità di ingestione accidentale di detti strumenti alla possibilità di loro rottura casuale.

Eventuali controindicazioni del trattamento conservativo

Una volta effettuata l’otturazione, è possibile la permanenza per tempi più o meno lunghi di sensibilità termica o ad alcune sostanze; è possibile che ci sia un accentuazione dei sintomi che rendano necessaria la devitalizzazione dell’elemento per evitare la diffusione dell’infezione, oppure la devitalizzazione può rendersi necessaria in sede intraoperatoria (ancorché non prevista dal piano di cure) allorché si verifichi in sede di rimozione della carie un’esposizione della polpa (nervo) o la cavità risulti troppo profonda.

Una ricostruzione in materiale composito può nel tempo cambiare tonalità di colore.

In taluni casi, soprattutto se si tratta di otturazioni molto profonde è possibile che si verifichi una “necrosi pulpare “, cioè una morte spontanea del nervo, che in alcuni casi risulta del tutto asintomatica, in altri si palesa con dolore intenso, in altri ancora con la comparsa di un ascesso.

In tutti i casi sopra descritti la soluzione è rappresentata dalla devitalizzazione.

Nel corso dei una ricostruzione, generalmente di seconda classe, può rendersi necessario l’esecuzione di un piccolo intervento di chirurgia orale definito “allungamento di corona clinica”. L’allungamento di corona clinica nel caso in questione può rendersi necessario in conseguenza al fatto che il processo carioso si è esteso oltre il margine gengivale e/o osseo; l’intervento si renderà necessario pertanto al fine di permettere l’esposizione di tessuto dentale sano e l’esecuzione di una corretta e duratura ricostruzione conservativa.

In altri casi infine, l’otturazione del dente potrebbe richiedere almeno 2 sedute; nell’attesa tra una seduta e l’altra la cavità dentale viene otturata con materiale provvisorio; raramente, soprattutto se la cavità è estesa ed in seguito al carico masticatorio, possono verificarsi delle fratture del tessuto dentale residuo che potrebbero rendere non più possibile la ricostruzione conservativa del dente (con il necessario ricorso a “ricopertura con corona protesica) o peggio, qualora si verificasse una frattura verticale del dente, renderne necessaria l’estrazione.

Scopri come funziona un trattamento conservativo

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Direttore Clinico Dott. O. Ciarcià Chirurgo e Odontoiatra

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