L’intervento di implantologia osteointegrata consiste nell’applicazione nell’osso della cavità orale di “IMPIANTI OSTEINTEGRATI”, necessari la corona protesica fissa, o una struttura protesica avvitata agli impianti definita toronto bridge (fig.1) .

Un impianto dentale può essere definito come una radice dentale artificiale fatta di un materiale biocompatibile “avvitata” nell’osso di mascella o mandibola utilizzata per rimpiazzare uno o più denti persi. Gli impianti sono oggi di forma cilindrica o conica a vite, di lunghezza e diametro variabile secondo la quantità d’osso disponibile.

Gli impianti osteointegrati sono realizzati in TITANIO, un metallo biocompatibile tanto da entrare in intimo contatto con l’osso senza alcuno strato connettivo intermedio. Questa incorporazione del titanio nell’osso ricevente è denominata osteointegrazione.

Un altro vantaggio del titanio è che non provoca mai reazioni allergiche, di rigetto o infiammatorie dei tessuti.

L’impianto osteointegrato endosseo viene utilizzato quando esiste una mancanza di denti parziale, per aumentare la stabilità delle protesi totali, o anche solo per sostituire un singolo elemento dentario, senza dover monconizzare (limare) altri denti, come invece prevede la tecnica del classico“ponte”.

L’applicazione dell’impianto osteointegrato deve essere programmata prima dell’intervento, con una serie di studi radiografici, per valutare le caratteristiche dell’osso ricevente. L’intervento viene eseguito in anestesia locale ed è costituito da tre fasi.

Nella prima si incide la gengiva e si prepara la sede dove verrà infisso l’impianto: l’impianto resterà nella sua sede all’interno dell’osso per un lasso temporale variabile dai 2 ai 6 mesi, prima di proseguire.

Nella seconda fase si incide la gengiva per scoprire l’impianto e applicare una vite di altezza variabile definita vite di guarigione, che rimarrà avvitata all’impianto stesso per circa 15 giorni. La funzione della vite di guarigione è quella di permettere la guarigione dei tessuti circostanti la base dell’impianto, al fine di permettere un’ottima integrazione estetica e funzionale della corona protesica (dente artificiale) che andrà a connettersi con l’impianto.

Nella terza fase si carica l’impianto con la corona protesica, cioè con la protesi fissa, dopo un periodo nel corso del quale può essere applicata una corona provvisoria.

La collaborazione del paziente mediante una scrupolosa igiene orale e la qualità della protesi sono fondamentali per evitare che insorgano complicazioni, come l’infezione determinata dalla placca batterica, che è il mezzo attraverso cui si diffondono in profondità i germi, e l’eventuale eccessivo carico a cui viene sottoposto l’impianto.

E’ infine evidente che nel periodo d’attesa sarà applicato un provvisorio che potrà essre fisso (ancorato ai denti residui) o mobile (protesi totale o parziale immediata).

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